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VALERIA ESPOSITO - L'attività letteraria - Violetta Vendicata

VIOLETTA VENDICATA
e altri Fantasmi all’opera
di Valeria Esposito
INDICE
Introduzione pag 3
1) “Violetta vendicata” pag. 5
2) “Donizetti evocato” pag.14
3) “Rigoletto redento” pag.23
4) “Bellini inestinto” pag.27.
5) “Tosca appassionata” pag.32
6) “Strauss trasformato” pag.38
7)”Offenbach ossessionato” pag.44
8) “Rossini vagheggiato” pag.49
9) “Spontini obliato” pag.56
10) “Mozart adorato” pag.62
Fuori programma: “Il buffetto di Caruso” pag.71
“Salieri calunniato” pag.73
Appunti e riflessioni di un interprete
1) Traviata pag. 77
2) La modernità del personaggio di Lucia pag.85
3) I rapporti fra il dramma di Victor Hugo e l’opera Rigoletto di Verdi-Piave pag.89
4) Olympia pag.94
5) Regina della notte pag.96
6) Spontini: note biografiche pag. 99
Appendice II
“Fantasmi all’Opera”, la pièce pag 139
”Ci sono personaggi che hanno in sé una tale forza da diventare indipendenti e sfuggire allo stesso autore” Pirandello
INTRODUZIONE
Una mia amica, che sostiene di avere doti medianiche, mi ha raccontato uno strano episodio: si trovava allo spettacolo di riapertura di un vecchio e bellissimo teatro siciliano e lì fra il pubblico aveva visto aggirarsi vari spiriti di trapassati che accompagnavano i loro cari in quella serata speciale...Un paio di file davanti a lei c’era una donna che accarezzava i capelli della sua giovane vicina e la mia amica avrebbe giurato che era viva, se non fosse all’improvviso scomparsa nel nulla...
Da quest’immagine è nata l’idea di alcuni racconti, perché se spiriti di gente comune continuano dopo la morte ad andare all’opera, figuriamoci se non la frequentano, sempre che ne abbiano la facoltà, i fantasmi di compositori o cantanti che hanno trascorso lì le loro esistenze...
Forse è per questo che ora mi affascinano ancora di più i vecchi teatri, i cui antichi stucchi, legni e velluti hanno assorbito musica, canto ed emozioni e li trasudano ogni volta che si rinnova l’incanto dell’opera lirica. E mi piace tanto visitarli quando sono deserti e avvolti nell’oscurità, prima di una prova o di una recita: mi metto al centro del palcoscenico vuoto e mi guardo attorno aspirando il profumo polveroso del legno: “Questa è la mia casa”, mi dico...Ma ora ho anche un po’ paura e rabbrividisco a ogni scricchiolio o corrente d’aria improvvisa, pensando che possano rivelare la presenza di qualche fantasma...
E che dire di alcuni personaggi dell’opera lirica, dotati di una tale forza che sembra quasi possano acquistare una vita propria e reale, nutrendosi delle emozioni suscitate nel pubblico o di quelle degli artisti che li interpretano? Parlo di Violetta, Carmen o Tosca che hanno ispirato tanti artisti del teatro e del cinema, e ancora oggi affascinano gli spettatori. Immaginate dunque che effetto essi possano avere su di un’interprete che convive con essi durante le lunghe settimane di studio e di prove, per poi finalmente ridare loro vita nel miracolo rinnovato delle recite.
Traviata è stato uno dei pochissimi ruoli che ho debuttato praticamente senza prove. Nei mesi precedenti avevo studiato come una matta, ma alla vigilia del debutto ero molto preoccupata e mi chiedevo se ce l’avrei fatta a reggere la tensione; eppure, una volta truccata e indossato il costume, mi sono guardata allo specchio e non ho visto più me, ma Violetta; poi, appena entrata in palcoscenico, ho dimenticato tutto e ho vissuto e trasmesso solo le sue straordinarie emozioni. Finito lo spettacolo la Signora delle Camelie ha continuato a ossessionarmi e così ho scritto il primo racconto di questa raccolta e via via tutti gli altri.
Ma il vero scopo per cui ho scritto questo libro è stato quello di ringraziare a mio modo i compositori per averci dato la loro stupenda musica; visti gli orrori perpetrati ancora oggi da molti esseri umani, resto convinta che l’arte e la musica siano fra le poche cose che salvano e riscattano la nostra umanità...
Oggi noi italiani non manifestiamo un vero spirito nazionalistico (per fortuna direi, visto che le rare volte che è successo è stato un disastro), ma siamo divenuti esterofili all’eccesso e non valorizziamo assolutamente i nostri talenti e le nostre risorse artistiche. Uno dei nostri patrimoni più grandi è proprio l’Opera e vorrei che i nostri connazionali tornassero ad amarla e conoscerla così come accadeva nei secoli passati, e divenissero consci che all’estero noi musicisti italiani siamo grendemente stimati e ritenuti i depositari della straordinaria arte del Belcanto.
VIOLETTA VENDICATA
In quel giorno terso e soleggiato di fine agosto persino il cimitero di Montmartre aveva un aspetto lieto. L’odore agrodolce della morte era coperto da quello della vegetazione nel pieno dell’estenuata fioritura che prelude il sonno d’autunno, e gli uccelli danzavano a festa godendosi gli ultimi giorni d’estate.
Non ricordavo esattamente dove si trovava la tomba di Violetta e avevo finito per perdermi in quei sentieri ombrosi della città dei morti, ma ebbi la fortuna d’imbattermi nell’anziano giardiniere che qualche mese prima mi aveva colpito per la pietà manifestata verso la povera morta.
- Ah, siete voi, dottore! E’ tanto che non venite e pensavo che anche voi aveste dimenticato la sventurata Dama delle Camelie.
- No, non l’ho dimenticata. Come avrei potuto? Sono stato all’estero per vari mesi e sono rientrato appena ieri sera. Stamani il mio primo pensiero è stato per Violetta, ed eccomi qui.
- Avete fatto bene. Per parecchie settimane nessuno più è venuto a trovarla, tranne la sua anziana governante, ma ho cercato di non farle mai mancare delle camelie fresche, sebbene costassero tanto al mercato: lei rimane sempre la mia morta prediletta. Povera giovane…Speriamo trovi alfine un po’ di pace: sembra che non le sia destinato trovare quiete nemmeno dopo morta…Quando quel giorno, durante il mio consueto giro, trovai la sua tomba scavata e la bara aperta e vuota per poco non mi prese un colpo apoplettico...
- Che dite? La tomba di Violetta è stata violata? Ma ha chi ha osato macchiarsi di un simile sacrilegio?
- Voi dunque non sapete? Dovete essere stato ben lontano perché non vi sia giunta l’eco dell’accaduto. L’intera Parigi per settimane non ha parlato d’altro…Ma ecco laggiù la tomba di Mademoiselle Valery e là troverete qualcuno che vi racconterà tutto. Io devo andare: stamani ne è arrivata un’altra, una certa Olympie, ancora più sfortunata, poiché i creditori non le hanno lasciato i soldi nemmeno per comprarsi una tomba; dovrò gettarla nella fossa comune. Doveva essere molto bella anche lei e non aveva nemmeno vent’anni…Arrivederci, signore. Tornate a trovarci: Violetta ne sarà contenta.
Seduto presso la tomba della donna c’era un uomo in cui mi parve di riconoscere Germont padre, ma quando questi si voltò verso di me, mi fermai ammutolito dalla sorpresa: in quei pochi mesi l’uomo maturo che avevo conosciuto si era trasformato in un vecchio dal viso ossuto e dal corpo scarno, con gli occhi infossati e umidi di lacrime.
- Signor di Germont, mi spiace di avervi disturbato.
- Chi siete?
- Il dottor di Grenvil. Ci siamo conosciuti al capezzale di Violetta.
- Ah, sì… Mi ricordo. Voi siete l’unico suo vero amico, il solo che le sia rimasto accanto durante gli ultimi mesi della sua malattia. A voi di sicuro non farà del male…
- Ma cosa dite? Violetta avrà commesso degli errori nella sua vita, ma era buona e mai avrebbe potuto fare del male ad anima viva. Voi dovreste saperlo bene, visto il sacrifizio a cui si è sottoposta sotto vostra richiesta, sacrifizio che di sicuro ha anticipato la sua fine.
- No, non dite altro, vi prego. Non faccio altro che pensare a questo. Sarebbe stato meglio se Dio mi avesse fulminato nel momento in cui le chiesi di lasciare Alfredo…Questo rimorso mi sta uccidendo: sono io l’unico colpevole di tutto, della morte di Violetta, della pazzia di Alfredo e ora anche della malattia di mia figlia.
- Perdonatemi, ma non capisco di cosa parliate: sono stato lontano dalla Francia per parecchi mesi e non so cosa sia successo dopo il funerale di Mademoiselle Valery. Alfredo sta dunque così male?
- Siete forse l’unico a non sapere: il nome della mia famiglia è stato sulla bocca di tutta Parigi, ma di questo ormai non m’importa più nulla. Violetta ha avuto la sua vendetta e io sono qui da una settimana e non mi muoverò dalla sua tomba, finché non mi concederà il suo perdono e non smetterà di tormentare i miei figli.
Et cetera…Et cetera…